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L'olivo,
portato in Italia dai Greci, fu coltivato dagli Etruschi e
poi dai Romani che inoltre organizzarono il commercio dell'olio
e dettero vita perfino a una borsa dell'olio d'oliva.
Dopo la caduta dell'impero romano, la coltivazione dell'olivo sparì
quasi completamente e nel Medioevo rimasero soltanto degli oliveti
di piccole dimensioni soprattutto presso i conventi della Toscana.
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Furono
proprio i conventi che contribuirono alla ricostituzione di
oliveti più grandi affittando ai contadini in cambio di una
parte del raccolto e di alcune giornate di lavoro. La coltivazione
dell'olivo si diffuse di nuovo e Firenze diventò un centro
importante tanto che regolamentò sia la coltivazione
dell'olivo che il commercio dell'olio.
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Nel
XVI secolo in Toscana i terreni di proprietà pubblica
venivano affittati a prezzi simbolici, se l'affittuario si impegnava
a trasformare i boschi in oliveti e vigneti. |
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L'attuale
diffusione dell'olivo in Toscana risale alla fine del XIX secolo
e si è sviluppata grazie all'abbinamento con la coltivazione
della vite che è divenuta così una costante del
paesaggio toscano. |
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